Effetto Ganzfeld, il potere suggestivo della videoarte

Bentrovati amici del Robyan Blog,

oggi vi voglio parlare di un evento veramente interessante che si è svolto il 6 febbraio di quest’anno al Cineporto di Foggia nell’ambito di “The Wrong” la Biennale d’Arte Digitale ormai giunta alla quarta edizione.

In collaborazione con Est-Ovest danza, Cinemadonia/Stigmamente e l’associazione “Parole Contrarie”, il padiglione itinerante “In Absentia” del collettivo artistico Semiosphera  segna a Foggia un altra tappa del suo percorso.

La serata ha preso il via con il giornalista Luigi Starace responsabile di Cinemadonia/Stigmamente  e il cineasta francese Jean – Patrick Sablot  che insieme hanno fatto una profonda riflessione sullo stato dell’arte dagli esordi di Dziga Vertov (David Abelevič Kaufman, regista, scenografo e teorico del cinema sovietico noto con lo pseudonimo Dziga Vertov) fino alle odierne narrazioni digitali.

La serata poi è proseguita con la proiezione delle opere dei quindici artisti selezionati:

Milos Peskir, Adrianne Wortzel, Johannes C. Gérard, Camelia Mirescu, Matteo Martignoni, Joanna Wlaszyn, Ian Gibbins, Abe King, Lori Ersolmaz, Costanza Savarese, Nicola Fornoni, Mark Niehus, Luca Serasini, Marie Craven, Anton Markus Pasing.

Dice Lino Mocerino curatore di ” The Wrong” a riguardo : “Il progetto è nato insieme a Francesca Giuliani,  abbiamo urlato due call e cercato di essere il più possibile aperti ed inclusivi, alcuni artisti li abbiamo persi per strada, alcuni si sono aggiunti in corso d’opera visto che è consentito dal regolamento, siamo stati felici di accogliere nuovi lavori come quello di Matteo Martignoni ed aprire la seconda call con il buon Willard Van De Bogart, raccogliendo contributi da “mostri” che lavorano al Massachusetts Institute of Technology, etc.

In gioventù ho lavorato in AREA Science Park a Trieste e il pallino dell’intersezione tra arte, tecnologia e scienza resta per me un collante universale.”

Ha del sorprendente, la natura allucinatoria del cinema — sostiene Francesca Giuliani — con le sue pratiche già note ai tempi dei pitagorici. La selezione dei lavori che hanno aderito al bando stavolta indugia nella vastità delle modalità dei contenuti pervenuti per una tecnologia ormai consolidata.
È dai fratelli Lumière — continua Lino Mocerino — che il grande schermo sdogana la techne del precinema nel nome della fruizione collettiva. La discrezione del buio della sala diventa uno strumento di emancipazione essenziale ancor oggi per la fruizione degli spazi condivisi.

opere:

Digital Fossil Corrupt-Galatian Milos Peskir  – The Sentient Thespian Adrianne Wortzel – Knife Relations! Johannes C. Gérard – Promised Clouds Camelia Mirescu – Mars Absorption Matteo Martignoni – Nostalghia 4.0 Joanna Wlaszyn – Whit my eyes closed. Imaginary Midline Ian Gibbins 

Gost Glitch Abe King –  A Triphtyc Filmpoem Lori Ersolmaz –Wonderland Costanza Savarese e Lara Genovese – Overshoot Day Nicola Fornoni – Rattle Mark Niehus – Orion the Big Hunter Luca Serasini – I Don’t Own Anxiety Marie Craven – Cloud Lover Anton Markus Pasing

 

Sui curatori…

Semiosphera è un progetto nato da Francesca Giuliani e Lino Mocerino.

Artisti e curatori, lavorano sulle semiotiche creative ricevendo premi dal MIUR e menzioni su i-DAT, spin-off creativo dell’Università di Plymouth.

Con un approccio hands-on, le loro ricerche sono pubblicate negli Stati Uniti in volumi curati da Sonia Landy Sheridan e i loro progetti partecipati sono patrocinati da enti come il MiBACT.

Tra ricerca sul campo e tecnologia, arte post-internet e storytelling digitale, la loro lente tende tanto alla diffusione dei nuovi media quanto alla riscoperta delle radici delle pratiche creative.

In conclusione…

L’ Arte digitale in ogni sua forma offre spunti creativi inimmaginabili con altri mezzi, tuttavia si osservano ancora delle resistenze da parte di critici ed appassionati d’arte come fu allora per gli impressionisti.

Alcuni giudicano fredda la connessione tra arte scienza e tecnologia, ma a mio avviso il mezzo non fa l’opera: la tecnica al servizio del talento e mai viceversa, offre all’artista infinite possibilità mai avute prima, resta la difficoltà di monetizzare questa forma di fruizione che di fatto complica l’inserimento di queste forme d’espressione nel maintream, ma sono certa che presto anche questo “problema” verrà risolto: il futuro dell’arte è nel digitale.

E a tale proposito non posso fare a meno di pubblicare un estratto dal Manifesto del Digitalismo (redatto da Lorenzo Paolini nel 1997), corrente artistica a cui aderisco per affinità elettive, come chiosa:

“[] Noi affermiamo, con forza e convinzione, che la nuova Arte dimora non tanto nel manufatto che la ospita, ma nel concetto che la modella.

Noi affermiamo, con forza e convinzione, che la concezione dell’opera d’Arte (la visione dell’Artista cristallizzata nel file digitale come i versi di un poeta nell’alfabeto) e la produzione del manufatto (come la stampa) sono atti separati.

Noi affermiamo, con forza e convinzione, che l’unicità dell’opera e la sua diretta emanazione dalle mani dell’Autore, fino ad oggi considerati dei valori, sono piuttosto delle barriere che sono state abbattute grazie alle nuove tecnologie digitali.

Noi affermiamo infine, con forza e convinzione, che la tecnologia, creata dall’uomo e per l’uomo, è solo un amplificatore della nostra anima. Grazie alla tecnologia l’Arte, la nostra Arte, può essere quindi universalmente goduta ed eternamente conservata. L’ Arte diviene così senza frontiere, senza barriere, senza tempo e senza discriminazioni sociali.

Rifiutiamo infine di classificare come pittura digitalista tutte quelle esperienze, meccanicistiche e prive di contenuti, nelle quali le macchine, sia pur programmate dall’uomo, producono autonomamente o casualmente, effetti astratti o decorativi.

L’ Arte, come dalla notte dei tempi, scaturisce dalla mente e dal cuore dell’Artista. Qualsiasi ne sia il soggetto, il significato, la finalità, l’Opera rimane un’esperienza personale ed espansiva fra il creatore ed il fruitore. “

 

Roberta Fiano

 

 

 

 

 

 

Arte Fiera Bologna 2020, il nuovo che avanza o avanza del nuovo?

Salve cari amici del Robyan Blog, riprendo dopo tanto tempo a scrivere di ciò che più mi colpisce nel panorama artistico contemporaneo, bentrovati e benvenuti ai nuovi lettori.

La settimana scorsa sono andata ad Arte Fiera a Bologna, una delle più importanti Fiere dell’Arte che abbiamo in Italia, quest’anno in un altro padiglione, molto più contenuta e raccolta delle precedenti edizioni e piuttosto giù di tono.

Passo oltre il padiglione dei soliti noti con chicche di Fontana piuttosto che Vasarely o Carrà (su cui non mi soffermo perché di loro si è già detto tutto), per inoltrarmi nel padiglione degli emergenti, dove ho trovato alcune (poche) belle novità, oltre a conferme di artisti di cui già si parla molto e bene.

In questa edizione a farla da padrona è la fotografia: interessantissimi gli esperimenti di Eulalia Valdosera (Galleria Studio Trisorio), le foto oniriche di Giacomo Costa ( Galleria Guidi&Schoen) e il progetto di Silvia Camporesi (z2o Sara Zanin Gallery) “Il paese sommerso”.

Eulalia Valdosera
Giacomo Costa

La Camporesi ha ricostruito all’interno di un acquario Fabbriche di Careggine, il paese sommerso in provincia di Lucca nel cuore della Garfagnana, dove l’Enel costrui un bacino idrico artificiale per portare acqua alla centrale elettrica di Castelnuovo di Garfagnana e farla diventare una riserva d’acqua per tutta la zona. Nella vallata che avrebbe dovuto ospitare il bacino si trovava il paese di Fabbriche di Careggine appunto, un borgo di fabbri che risaliva al XIII secolo, che, per far posto alla riserva idrica, venne fatto evacuare per essere poi completamente sommerso. Il paesino emerge ogni dieci anni in occasione dei lavori di manutenzione della diga, ma da quando i lavori si sono fermati dal 2004 per via della siccità, Fabbriche è rimasto sott’acqua.

L’artista con il suo progetto fotografico ha un duplice intento. Mostrare al mondo il paesino di Fabbriche di Carreggio e sensibilizzare le istituzioni affinchè procedano a riprendere la manutenzione del bacino consentendo l’emersione di questo splendido esempio di borgo italiano, patrimonio inestimabile della nostra cultura.

Silvia Camporesi

Andando avanti nella mia passeggiata artistica vi segnalo da approfondire la pittrice Alice Faloretti (Francesca Antonini Arte Contemporanea) con i suoi paesaggi naturali dove la sua esperienza vissuta si fonde con essi dando vita a scorci surreali e onirici e la fotografa Justine Tjallinks  (MC2 Gallery) e il suo “mondo sospeso” alla Vermeer e Rembrandt.

Alice Faloretti
Justine Tjallinks

Oltre alla consueta conferma di Igor Mitoraj (Galleria Contini) che non ci delude mai, voglio andare subito al sodo e parlarvi di ciò che a mio avviso rappresenta la vera novità (alcuni già attivi da tempo, ma poco conosciuti al grande pubblico degli appassionati d’arte contemporanea):

 

MARIELLA BETTINESCHI (z2o Sara Zanin Gallery)

Molto interessanti i suoi lavori frutto di un mix di metodi e materiali diversi sonda la realtà con un approccio multidisciplinare che passa dalla pittura alla scultura alla fotografia fino all’arte digitale.

Mariella Bettineschi

 

FABIO VIALE (Galleria Poggiali)

Definito da Camillo Langone “il giocoliere del marmo” che trascina le sculture di Michelangelo nel contemporaneo , fuori dai musei. Originalissimi i suoi torsi classici tatuati e gli pneumatici riprodotti in marmo, lui si definisce 2scuktore”, popolare, pop e barocco, oserei dire punk per certi versi, Fabio Viale ha dato una sferzata d’aria fresca alla scultura istituzionale.

Fabio Viale

 

SERGIO FERMARIELLO (Galleria Flora Bigai)

Artista napoletano famoso per aver fatto della figura del “guerriero”armato di lancia il suo tratto distintivo, si conferma ancora una volta uno degli artisti più psichedelici e visionari del nostro panorama artistico. La cura e la maniacalità del dettaglio di opere che procurano alla vista sensazioni di vertigine, man mano che ti avvicini ti perdi dentro come se cadessi in un vortice di segni che si ripetono ossessivamente fino a inghiottire lo spettatore.

Sergio Fermariello

 

LI HONGBO (Galleria Flora Bigai)

A proposito di dettagli e “maniacalità” Li Hongbo è un vero maestro, l’artista cinese con le sue sculture flessibili fatte di migliaia di strati di carta, rappresenta una vera novità: sorprendenti sculture mobili realizzate con la tecnica a nido d’ape secolare che si usa per la fabbricazione delle lanterne in Cina, costruite pazientemente strato dopo strato. Ogni opera richiede un lavoro che si protrae per mesi se non anni, dedizione e abnegazione orientale applicata all’arte.

Li Hongbo

 

LIU BOLIN (Galleria Boxart)

Liu Bolin con i suoi autoritratti fotografici coni quali si fonde con l’ambiente circostante, prediligendo le città d’arte italiane (l’artista si fa realizzare una tuta con l’immagine di un particolare dello scorcio con cui vuole “fondersi” facendosi poi dipingere il volto e le mani da un body painter completa la sua mimetizzazione, facendosi poi fotografare).

Liu Bolin

 

SANDY SKOGLUND ( Galleria Paci Contemporary)

Artista poliedrica che crea scenografie surreali e visionarie per poi fotografarle in diverse angolazioni, produce circa un’immagine all’anno creandole in apposite “stanze” a grandezza naturale spesso avvalendosi anche di modelli e modelle che posiziona seguendo determinate coreografie, ogni sua installazione ha un significato autonomo indipendente dalla realizzazione fotografica finale con la quale finisce comunque per diventare un unico oggetto espositivo che narra e rappresenta l’artificiosità del mondo contemporaneo.

Sandy Skoglund

 

Ma l’artista che mi ha fatto letteralmente fare un balzo dalla meraviglia è senza dubbio Macoto Murayama!

 

MACOTO MURAYAMA (Galleria Boxart)

L’arte di Macoto Murayama è un originale e innovativo mix di tecnica digitale e conoscenza botanica. Grazie alla sua grande abilità nell’uso del 3D e alla sua passione per lo studio delle piante e dei fiori, crea partendo dall’anailisi al micropscopio delle ricostruzioni tridimensionali del pistillo di un fiore , dei petali, facendo ruotare il soggetto del suo studio a 360° per poi stampare su plotter queste immagini lasciando sull’opera tutte le quote e le griglie di misurazione per la ricostruzione in 3D, l’effetto finale è davvero emozionante!

Macoto Murayama

 

In conclusione mi aspettavo molto di più da questa Fiera, negli ultimi anni il livello si è abbassato notevolmente e si fa fatica a trovare cose che meritano attenzione.

Il mercato chiuso dell’arte contemporanea basato su speculazioni finanziare che non premiano il talento ma solo la capacità di portare a casa denaro difatti blocca la crescita e lo sviluppo dell’arte contemporanea, solo l’underground produce talenti che però fanno fatica ad emergere anche se i social networks danno molto spazio alla comunicazione delle novità artistiche. Sfortunatamente sono troppi e spesso si perdono nel mucchio, oggi essere artista è molto più difficile di un tempo.

 

Dopo essere uscita dalla Fiera mi sono recata alla chiesa di Santa Maria della Vita a vedere “Il compianto del Cristo Morto” di Niccolò dell’Arca: la violenza e l’intensità drammatica dell’opera le urla e l’orrore delle Marie più che al Cristo morto, le ho immaginate rivolte al mainstream e a i suoi “mostri”, ad maiora.

NIccolò dell’Arca

Roberta Fiano

 

Arte Elettronica: Kimchi and Chips di Mimi Son ed Elliot Woods

Tra le nuove forme d’ espressione artistica entra a pieno diritto l’arte elettronica, che, grazie all’uso della tecnologia e del calcolo matematico, riesce a creare suggestioni e interazioni con lo spettatore e l’ambiente che la circonda.

Dalla nascita della video – art il mercato dell’arte si è posto il problema della difficile vendibilità di tali opere a causa della loro stessa natura, trattandosi di immagini instabili e fruibili solo attraverso l’uso di monitor o televisori.

Alcune gallerie hanno utilizzato la stampa delle immagini con la numerazione delle copie per dar loro unicità, alcune andando anche a danneggiarne dei punti per aumentarne il valore di mercato.

Chi mi conosce sa che sono un’artista digitale e che le mie opere per loro stessa natura sono riproducibili, per la vendita uso numerare le copie certificandone l’autenticità, tuttavia l’anno scorso, durante una mostra internazionale alla quale ho partecipato, un collezionista ha danneggato l’opera per poi acquistarla, in questo modo se n’è assicurato l’unicità. Il valore (se continuo a crescere come artista), aumenterà notevolmente rispetto al prezzo di vendita ab origine.

Nel caso invece di opere che usano la luce e l’elettronica, le cose si complicano notevolmente, soprattutto perché questo tipo di opere sono destinate agli spazi urbani e non a quelli domestici.

Il digitale nasce come contraltare della comunicazione pubblicitaria e televisiva, anzi, in concorrenza con essa, cercando di ridefinire lo spazio delle città in relazione con chi ci vive, offrendo una sorta di ridefinizione del rapporto tra città, uomo e natura.

Kimchi and Chips by Mimi Son and Elliot Woods

Kimchi and Chips di Mimi Son ed Elliot Woods

Kimchi and Chips è uno studio d’arte di Seoul fondato da Elliot Woods, un artista di Manchester e Mimi Son, un’artista coreana. Mimi ed Elliot hanno creato questa collaborazione nel 2009, per combinare in una sorta di disciplina codificata  la forma con la materia, il concetto con il meccanismo.

Lo studio, crea azioni che sovrappongono le modalità materiali a quelle immateriali dell’esistenza, suggerendo nuovi atteggiamenti tecnici e artistici, attualizzando le realtà fittizie come esperienze fisiche, spesso impiegando la luce digitale e il calcolo per manipolare lo spazio fisico.

Le loro opere esposte in quattro continenti, hanno creato azioni ed interazioni tra natura, uomo e tecnologia digitale.

Elliot Woods and Mimi Son

Mimi Son

Mimi Son è nata a Seoul, dove attualmente vive e lavora. Affascinata fin da piccola dalla pittura e dal talento musicale del padre, da anni si occupa di arte sperimentale usando disegni e materiali di vario genere.

L’ossessione per la geometria e la filosofia buddista, l‘hanno spinta ad articolare lo spazio e il tempo da varie prospettive. Questo continuo sperimentare le ha consentito di creare opere che mirano a rappresentare un’interazione tra arte e tecnologia, materiale e immateriale, reale e virtuale, presenza e assenza.

Negli ultimi dieci anni ha lavorato come designer, docente, narratrice, curatrice e direttore artistico in vari paesi e istituzioni.

Ha completato il master in Digital Media Art and Design presso la Middlesex University e Interaction Design presso CIID. Attualmente è docente a contratto presso l’Ewha Womans University di Seoul e lavora principalmente nel suo studio, Kimchi and Chips co – fondato nel 2009 con l’artista inglese Elliot Woods.

Light Barrier 3rd Edition installation by Kimchi and Chips Studio

Elliot Woods

Elliot Woods è un artista multimediale digitale di Manchester, il suo obiettivo è mettere in relazione tra loro l’uomo e lo strumento digitale (telecamere, televisori ecc…) creando molteplici possibilità di rapporto. Usando i suoi studi accademici in fisica, produce fenomeni sensoriali da domini astratti.

Elliot tra l’alto, contribuisce al progetto openFrameworks (un ubiquo toolkit per la codifica creativa) ed è un collaboratore open source per la piattaforma VVVV. Il suo codice open source è disponibile gratuitamente su GitHub.

483Lines, installation by Kimchi and Chips Studio

L’arte multimediale e digitale è una delle ultimissime frontiere dell’arte contemporanea, con l’andar del tempo e il progresso tecnologico, sarà in grado di ottenere effetti e suggestioni sempre più intense e diversificate, rivoluzionando il modo di intendere l’opera d’arte e la sua “spendibilità” di mercato.

La presenza di gallerie importanti nelle manifestazioni come Light Barrier sono indicative e danno contezza che in un modo o nell’altro, il mercato dell’arte saprà come speculare e monetizzare questa forma d’arte, se ciò poi  sarà un bene o un male, lo scopriremo solo vivendo…

Roberta Fiano

Ivana Colakovic, l’illustrazione di moda che passa dal cuore

Bentrovati amici di Robyan blog, oggi vi voglio introdurre in un mondo di cui non vi ho ancora parlato: l’illustrazione di moda!

Prima di introdurvi la talentuosissima Ivana Colakovic, vi farò una breve sintesi sulla storia dell’illustrazione di moda.

Sin dalle tavole gotiche di Pisanello, il disegno è stato per secoli il primo “fotografo” delle tendenze moda. Artisti di ogni epoca si sono dedicati a studi di panneggio, pizzi, merletti e abiti dalle fogge più complesse e stravaganti, tracciando così la storia del costume, tuttavia studi ancora legati alle opere artistiche. Le prime illustrazioni di moda ariveranno con i primi Trattati sul costume del ‘600 (le acqueforti di Hollar). I primi giornali di moda nasceranno invece a metà ‘700: i Cahiers de la mode a larga diffusione, serviranno ad informare le dame delle varie corti europee sulle ultime novità della moda. Naturalmente gli illustratori non saranno ancora considerati propriamente artisti, anche se stile e tecniche provengono dal mondo della pittura. La promozione ad arte di serie “A”, arriverà alla fine dello ‘800 con la nascita delle riviste di moda Harper’s Bazaar e Vogue, in cui l’illustrazione di moda diventerà parte integrante dell’intero progetto editoriale. Charles Dana Gibson, spopolerà con la sua Gibson Girl alta e snella, che le lettrici cercheranno (inutilmente) di imitare, dando vita così all’idealizzazione della figura umana.A lui faranno seguito tantissimi altri da Erté, Bakst, Lepape, fino a Renè Gruau che si prenderà la briga di diventare il più grande illustratore di Dior, dopo di lui Antonio Lopez per Valentino e tanti altri.

Welcome friends of Robyan blog, today I want to introduce you to a world of which I have not yet spoken to you: the fashion illustration! Before to introduce you the talented Ivana Colakovic, I will give you a short summary of the history of fashion illustration. Since the gothic tables of Pisanello, drawing has been for centuries the first “photographer” of fashion trends.  Artists of all ages have dedicated themselves to drapery studies,  ribbons, lace and dresses with the most complex and extravagant styles, tracing the costume’s history, but still related to the artistic works. The first fashion illustrations will come with the first Treaties on the costume of the ‘600 (the etchings of Hollar). The first fashion magazines will be born in the middle of the 18th century: the Cahiers de la mode will be widely used to inform the ladies of the various European courts on the latest fashion news. Naturally, the illustrators will not yet be properly considered artists, even if style and techniques come from the world of painting. The “A” series art promotion will arrive at the end of the 19th century with the birth of the fashion magazines Harper’s Bazaar and Vogue, where fashion illustration will become an integral part of the entire publishing project. Charles Dana Gibson, will be famous with his tall and slim Gibson Girl, which the female readers will try (in vain) to imitate, this will be the first idealization of the human figure. He will be followed by many others by Erté, Bakst, Lepape, up to René Gruau who will take the trouble to become the greatest illustrator of Dior, after him Antonio Lopez for Valentino and many others.

Illustrazione di Renè Gruau

Naturalmente la mia è una super – sintesi perché voglio parlarvi di Ivana Colakovic.

Ho chiesto ad Ivana di raccontarmi un po’ la sua storia e le ho posto alcune domande per conoscerla meglio: sin da quando era bambina le piaceva disegnare, passando ore e ore a guardare le riviste di moda della mamma, non immaginando minimamente che quello sarebbe stato poi il suo mondo. Passa il tempo e da sempre appassionata di cultura s’iscrive a Sociologia, però presto, si rende conto che non è quella la sua strada e decide così di iscriversi ad un corso di laurea in Graphic Design, lavora per un po’ come grafica, ma nonappena vede un rivista con delle illustrazioni, le tornano in mente i disegni che tanto la rendevano felice da bambina e così comincia la sua carriera di illustratrice di moda free lance.

Of course mine is a super – summary because I want to talk about Ivana Colacovic. I asked Ivana to tell me about her story andi made a little interview trough few questions to get to know her better: since she was a child she liked to draw, spending hours and hours watching her mother’s fashion magazines, not imagining in the least that then it was her world. Time passes and Ivana, always passionate about culture, statrted to study Sociology, but soon she realizes that his path is not the right one and she decides to take a degree  in Graphic Design, she works for a while as a graphic designer, but as soon as she sees a magazine with some illustrations, the drawings that make her happy when she was a child come back to her memory, so begins her career as a freelance fashion illustrator.

Ivana Colakovic

R) Ivana, nel Robyan Blog è la prima volta che si parla dell’illustrazione di moda: puoi spiegare cosa significa essere un illustratore di moda e come nasce la tua passione per la moda prima e per l’illustrazione di moda dopo?

 I) La Fashion illustrator è una persona che ha trasformato la sua passione per la bellezza e il design in un lusso visivo “fatto a mano”. Penso che la mia passione per la moda sia nata come quella di una qualsiasi altra ragazza quando vede sua madre vestire elegantemente per la prima volta. Onestamente penso che da quel momento in poi non ho più smesso  di appassionarmi  alla bellezza femminile che mi emoziona ancora.

R) Hi Ivana, for Robyan Blog is a new thing talk about fashion illustration: Please can you explain what mean to be a fashion illustrator and how is born your passion for fashion first and for fashion illustration after?

I) Fashion illustrator is a person who has transformed his passion for beauty and design into a handmade visual luxury. I think my passion for fashion was born the same way as with any other girl when she saw her mom in a glamorous appearance for the first time. I honestly think that from that moment on nothing has changed in my passion for feminine beauty, and it still moves me

Illustrazioni di Ivana Colakovic

 R) Sicuramente hai fonti di ispirazione: chi sono le tue muse ispiratrici?

I) Gli editoriali di moda e lo street style hanno avuto un impatto importante su di me. Le mie muse sono modelli angelici che possono essere visti nelle campagne di moda di Valentino e Chanel. Naturalmente ci sono anche illustratori di moda di talento sublime come Laura Laine, Nuno da Costa, Judith Van Den Hoek e molti altri.

R) Surely you have sources of inspiration: who are your inspiring muses?

I) Fashion editorials and street style have had a key impact on me. My muses are angelic models that can be seen on Valentino’s and Chanel’s fashion campaigns. Of course there are also sublime talented fashion illustrators such as Laura Laine, Nuno da Costa, Judith Van Den Hoek and many others.

 

Illustrazione di Ivana Colakovic

R) Per essere un buon illustratore di buona moda, pensi che sia anche necessario essere un fashion designer?

I) Credo sia un ambito in cui entrambe s’intrecciano. Devi avere un senso per un bel design mentre disegni, anche se penso che il disegno di moda sia una disciplina completamente separata. Ci sono tanti stili: alcuni illustratori con i disegni mostrano anche le loro idee di moda, mentre altri sono completamente astratti.

R) To be a good fashion illustrator do you think it must be also a fashion designer?

I) I feel I have found a place where two of them intertwine. You need to have a sense for nice design while you draw, but I still think fashion design is a completely separate discipline. There are infinitely many styles, some illustrators through drawings also show their design ideas, while others are completely abstract.

Illustrazione di Ivana Colakovic

R) Cos’è la bellezza e l’eleganza per te?

I) La bellezza è l’unica cosa che dà senso ai mali della vita. Si armonizza e si equilibra. È l’incarnazione di tutto ciò che Dio ha nell’uomo. Mostrare la bellezza di una donna attraverso le lenti della moda (come un fenomeno sociale che tratta la bellezza in modo completamente esclusivo) è un approccio molto appassionante. Per quanto riguarda l’eleganza, citerò la signora Coco: Less is more.

R) What is the beauty and the elegance for you?

I) Beauty is the only thing that gives meaning to the mischief of life. It harmonizes and balances. It is the embodiment of everything God-like in man. Showing the beauty of a woman through lenses of fashion (as a social phenomenon that treats beauty in a completely exclusive way) is a very exciting approach. As for the elegance I will quote Mrs. Coco: Less is more.

Lllustrazione di Ivana Colakovic

R) Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere la carriera di illustratore di moda?

I) Consiglierei loro di sperimentare e provare tutti i tipi di media per raggiungere uno stile personale. Viviamo in un’epoca in cui l’arte è molto accessibile, sia nel bene che nel male, quindi abbiamo solo bisogno di rilassarci e lavorare e tutto andrà a posto. Vorrei anche consigliare loro di non imitare altri stili per quanto siano fantastici: dovrebbero seguire i propri moti interiori che sicuramente porteranno verso la giusta direzione.

R) What would you recommend to those who want to pursue a career as a fashion illustrator?

I) I would recommend to them to experiment and try all kinds of media until they discover their unique style. We live in a time when art is very accessible, both good and bad, so we just need to relax and work and everything will come into place. I would also advise them not to compare with another style no matter how fantastic it is, they should follow their own internal impulses that will surely lead them to the right place.

Illustrazione di Ivana Colakovic

R) Progetti futuri?

I) Non sto pianificando nulla, sono solo dedita al lavoro e i progetti tendono a venire da me, c’è sempre una sfida che appassiona tipica del lavorare come libero professionista. Credo che non cambierò mai modo di lavorare, perché alla fine della giornata la cosa più importante è aver seguito il tuo cuore.

R) Future projects?

I) I’m not planning anything I’m just devoted to work and projects tend to come to me and there is always a challenge and excitement which is part of the beauty of working as a freelancer. I think I would never change that because still at the end of the day it is most important to follow your heart.

Roberta Fiano

 

 

Pianoforte, bel canto e arte visiva: CHIARA GALIOTO

Oggi Robyan Blog vi parla di un’artista eclettica che si esprime sia con la musica che con l’arte visiva, lei è la foggiana Chiara Galioto:

Chiara Galioto

Classe 1986, dopo la maturità scientifica Chiara, si laurea con lode in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia.

Diplomatasi anche in Pianoforte presso il conservatorio “Nicola Sala” di Benevento e in Canto presso il conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, dal 2014 collabora come soprano solista con l'”Ensemble San Felice” diretto da Federico Bardazzi e dal 2016, fa parte del Coro della cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini” diretto da Lorenzo Donati.

Attualmente si sta perfezionando con Michael Aspinall,

ha inoltre registrato per Classic Voice, Bongiovanni e Brilliant Classics.

Ultimamente unisce la musica e l’arte con l’insegnamento come docente di Disegno e Storia dell’arte e della Musica.

 

Per farvela conoscere meglio, le ho posto alcune domande sulla sua storia artistico/professionale:

Alcune performances canore di Chiara

R.) Noi due ci conosciamo dai tempi dell’Accademia di Belle Arti di Foggia, abbiamo anche fatto una collettiva insieme, non sapevo che frequentassi anche il Conservatorio, raccontami un po’ com’è nata la tua passione per il canto e il pianoforte…

  1. C.) Ho iniziato a suonare la tastiera a 4 anni. Frequentavo una scuola di musica per bambini che utilizzava il metodo Yamaha. A 6 anni, per volere dei miei genitori, ho cominciato a studiare il pianoforte e successivamente mi sono iscritta al Conservatorio. Il mio percorso di studi non è stato sempre facile; molte volte ho pensato di abbandonare perché, secondo alcuni insegnanti, non ero abbastanza dotata. In quegli stessi anni, comunque, ho scoperto che mi piaceva cantare. Facevo parte come soprano del coro “Leonardo Murialdo” di Foggia, diretto da Antonio Forchignone, ci esibivamo spesso, eseguendo brani polifonici o con accompagnamento orchestrale, anche di grande difficoltà.

Ricordo con piacere le emozioni che il canto corale ha saputo regalarmi: mossa da questa nuova passione, due mesi prima di diplomarmi in Pianoforte, ho sostenuto l’esame di ammissione al corso di Canto lirico presso il conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia e ho iniziato così questo nuovo percorso di studi a 24 anni, un’età considerata da molti cantanti, già avanzata. Dopo quattro anni, ho realizzato il progetto di andare a vivere da sola e mi sono trasferita a Firenze, dove mi sono diplomata in Canto presso il conservatorio “Luigi Cherubini”.

Ho sostenuto poi le prime audizioni e iniziato a dare concerti come solista e in Ensemble.

Chiara durante un assolo

R.) Dal tuo percorso artistico si evince che ti esibisci soprattutto in Italia, ti piacerebbe esibirti di pià all’estero? Ci sono differenze, a tuo avviso tra il modo di gestire e valorizzare il tuo ambito musicale in Italia rispetto al resto del mondo?

C.) Ho avuto il piacere di esibirmi, insieme all’Ensemble San Felice, in Austria e in Slovenia: ho notato come nel resto d’Europa la musica classica sia più apprezzata ed eseguita che in Italia. Qui, come sai, la cultura non è sempre valorizzata come meriterebbe e per un giovane musicista emergere potrebbe richiedere sforzi notevoli, anche a causa di una certa tendenza, tipica del nostro Paese, a far gestire il mercato musicale da poche persone o associazioni. Sono tuttavia convinta, che, con la perseveranza si possano ottenere importanti risultati.

 R.) L’arte visiva e la musica sono due mezzi espressivi che usano linguaggi diversi anche se contigui, con quale dei due riesci a tirar fuori meglio il tuo mondo interiore?

C.) Sia il disegno, la pittura che la musica, sono sempre state una parte fondamentale della mia vita: mi hanno sempre accompagnato dando senso alla mia esistenza. Non ho un mezzo espressivo preferito: per me la pittura è un atto essenzialmente intellettuale, che richiede anni di studio, perché il colore va capito e dominato. Il canto è espressione del corpo e dell’anima, mette in gioco la propria fisicità. Bisogna imparare la respirazione e la tecnica prima di riuscire a trasmettere le proprie emozioni. Cantare richiede un grande sforzo fisico e mentale.

Alvune opere di Chiara

R.) Cosa consiglieresti ai ragazzi che volessero intraprendere il tuo stesso percorso di formazione?

C.) La determinazione e lo studio, nel campo dell’arte, sono fondamentali, non bisogna mai lasciarsi abbattere o pensare di smettere se ci s’imbatte in ostacoli e delusioni, che del resto fanno parte della vita, specie quella artistica.

Una delle registrazioni in cui è presente Chiara : Officium Sancti Miniatis – dall’Antifonario Arcivescovile di Firenze – Coro Veri Galilaei – Enzo Ventroni . Ensemble San Felice – Federico Bardazzi, pubblicato da Bongiovanni

R.) Progetti futuri?

C.) Sono all’inizio del mio percorso: continuerò a studiare e a sostenere audizioni e concorsi. Mi piacerebbe ampliare le mie possibilità artistiche sia in Italia che all’estero.

Effusum Est Nomes Eus: locandina dell’assolo di Chiara accompagnata da Annalisa Carone al clavicembalo, in occasione delle Celebrazioni per i 600 anni della Fondazione “Venerabile e Nobile Compagnia di San Nicolè di Bari detta del Ceppo” a Firenze

Chiara ha molto talento e un’intelligenza acuta dotata di grande ironia, durante le esperienze artistiche che abbiamo condiviso in passato, ho apprezzato soprattutto il suo garbo e la sua professionalità, l’entusiasmo con cui intraprende i suoi progetti e coltiva le sue passioni.

Se seguite il mio blog, vi sarete ormai resi conto di quanto siano comuni le istanze degli artisti italiani di cui ho scritto: tutti lamentano lo scarso interesse delle istituzioni alla cultura, atteggiamento che rende sempre più complicato l’emergere delle eccellenze in un ambito che dovrebbe, nel nostro Paese, essere prioritario – internet ci permette di far conoscere a costo zero questi talenti, i blog come il mio hanno questa mission.

Chi è della zona e volesse sentire Chiara, può trovarla qui il 9 giugno prossimo:

“Beata Umiliana de’ Cerchi£ Donna della carità – Basilica di Santa Croce (Fi), sabato 9 giugno 3028 ore 21,15 – Chiara si esibirà tra le voci soliste

Il Robyan Blog i è seguitissimo nonostante io non abbia sponsorizzato nessuna pagina e con l’impegno ulteriore di tradurre in inglese alcuni di questi articoli (non tutti ahimè, per mancanza di tempo), posso stimare una percentuale altissima di stranieri interessati rispetto agli italiani: sarebbe curioso capire le motivazioni di questa disparità di attenzione che poi evidentemente si traduce anche a livello istituzionale, siamo forse noi un popolo…?

Mi auguro tanto di no.

Roberta Fiano

 

 

 

 

 

Passione Kreativa – arte e artigianato artistico tra blog e realtà

Amici del Robyan Blog, oggi introduco una nuova categoria:l’artigianato artistico, con una realtà interessantissima nata tra Foggia e Lecco, sto parlando di “Passione Kreativa”, tre donne brillanti e piene di creatività e spirito d’iniziativa, due delle quali conosciute durante l’inaugurazione della Bottega d’Arte “RoMa” di Foggia, di cui vi ho parlato di recente.

Chiacchierando tantissimo con loro quella sera, mi son fatta raccontare la loro storia, come hanno cominciato, cosa fanno e cosa faranno nel prossimo futuro.

Passione Kreativa nasce circa 3 anni fa dall’incontro sul web di due donne Alessia e Debora, una di Foggia e l’altra di Lecco. Le due “amiche virtuali” avevano  un sogno comune, quello di realizzare un blog dedicato all’arte in tutte le sue forme.

Insieme, piano piano, pur essendo fisicamente distanti, sono riuscite a creare il blog che è diventato una pagina Facebook.

Un anno dopo, si affianca alle prime due Michela: interessi diversi, età diversa, vita diversa con la “fortuna” però, di vivere nella stessa città di Alessia, di avere amici in comune e soprattutto tanta curiosità verso tutto ciò che è creativo.

Da questo incontro nascono idee, progetti e la pagina diventa una sorta di grande piazza, dove condividere e confrontare idee e consigli, arricchiti da foto e tutorial.

Ed è proprio su questa “piazza” che Alessia e Michela incontrano Francesca: si conoscono e scoprono di avere idee e obiettivi comuni.

Si passa così così dal mondo virtuale a quello reale per avviare progetti insieme con la Bottega d’Arte Ro.Ma di Francesca e Davide. Prendono forma laboratori creativi per adulti e bambini, destinati a tutti coloro che hanno voglia di trascorrere qualche ora in serenità imparando tecniche creative.

Tra pochissimi giorni parte il laboratorio creativo Fiori Kusudama

I Kusudama fanno parte dell’antica arte orientale degli origami e si realizzano grazie a particolari tecniche di piegatura di fogli di carta che si trasformano in una sorta di sfere composte da forme geometriche che s’incastrano tra loro, oggetti originali e pieni di colore che potranno diventare ornamento per la casa oppure originali idee – regalo.

Il laboratorio partirà dall’8 maggio e terminerà il 7 giugno.

Le lezioni, della durata di 2 ore, si svolgeranno di martedì e di giovedì con un calendario da definire a seconda del numero di iscrizioni raggiunto.

Per info e prenotazioni contattare la Bottega D’arte RoMa su Facebook oppure inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica info@bottegadarteroma.com

Foggia si è arricchita di una realtà interessante che coinvolge chiunque voglia sviluppare la sua creatività o acqustare pezzi unici d’alto artigianato artistico.

Altra bella iniziativa che Passione Kreativa ha portato avanti con Francesca e Patrizia Maggi è stata quella della mostra/spettacolo “Carne Viva” in collaborazione con l’Associazione Amate Nemiche che si occupa di violenza contro le donne e e gli studenti dell’IPC di Meda – Seveso (Mi) nel novembre 2017

L’evento consisteva nella narrazione di dieci episodi di violenza contro dieci donne, casi scelti dagli alunni a cui corrispondevano dieci paia di scarpe da sposa decorate dalle artiste di Passione Kreativa con l’aiuto di Francesca e Patrizia, interpretando le emozioni di ciascuna vittima.

Un progetto utile oltre che di grande impatto emotivo “Carne viva” che possa fungere anche da format esportabile anche in altre scuole: l’arte è un veicolo irrinunciabile per far passare messaggi sociali in modo efficace e immediato, perché colpisce la sfera della percezione emotiva, arrivando dritto allo stomaco e al cuore.

 

Qui ul video dell’evento “Carne viva”

Per info su Passione Kreativa:

https://www.facebook.com/passionekreativa/

Roberta Fiano

 

 

 

RoMa – A Foggia una nuova formula per promuovere arte e artigianato

Bentrovati amici del Robyan Blog, qualche settimana fa sono andata all’inaugurazione di RoMa un art shop e laboratorio creativo nato a Foggia per la promozione dell’arte contemporanea e tradizionale unita all’artigianato artistico pugliese: i due fratelli foggiani Francesca e Davide Roberto si sono inventati questa formula interessante e assolutamente nuova che ci spiegano in questa intervista che ho fatto a Francesca:

Parlami un po’ di voi…

Io e Davide siamo nati entrambi a Foggia, io nel 1986 e Davide 4 anni dopo.

Sin da bambini, mamma ci lasciava liberi di fare di tutto, persino dipingere sui muri della nostra stanza, naturalmente a volte capitava di esagerare e disegnare anche altrove, tuttavia lei non ne faceva un dramma, perché ci ha sempre stimolato ad esprimerci attraverso l’arte, i lavoretti e il disegno.

A quattordici anni, quando inizi il reale percorso della tua vita (perlomeno cominci a darti una direzione), ho scelto l’istituto d’arte, poi Beni Culturali e infine l’Accademia di Belle Arti di Foggia indirizzo graphic design, che sto terminando adesso.

Davide, al contrario mio, sceglie il liceo classico, poi parte per Londra. Attualmente vive tra Foggia e Londra per portare avanti con me il progetto.

In base alle nostre esperienze e competenze ci siamo divisi i compiti: Davide che ormai è quasi bilingue, si occupa di pubbliche relazioni e promuove le nostre opere all’estero, curando anche la pagina facebook insieme a Giancarlo Bottone, mentre io mi dedico invece a tutto l’aspetto artistico: contatti con gli artisti, commissioni, organizzazione di Laboratori, insomma siamo una bella squadra.

Com’è nata l’idea di RoMa?

L’idea è nata mentre riproducevo un Mirò su un mobile di casa per mia madre: in quel frangente mi sono chiesta il motivo per cui queste riproduzioni dovessero essere solo di grandi artisti, perchè invece non farli realizzare da artisti ancora in vita e della mia terra? Credo che sia fondamentale poter seguire le proprie passioni e ancor più poterci vivere e portarle avanti come mestiere: oggi vendere arte è difficile ma non impossibile, perciò unire un’opera a qualcosa di utile potrebbe rappresentare un svolta, un modo per far girare l’economia e valorizzare il territorio attraverso gli artisti e gli artigiani, tramandando antichi saperi e tecniche ai ragazzi ma anche agli adulti che a loro vota potranno trasmettere ciò che hanno appreso a chi vogliono.

Questa vostra esperienza la porterete anche fuori dai confini locali?

Il nostro obiettivo è promuovere gli artisti pugliesi; è la vendita che deve circolare, al momento siamo presenti a Foggia, Napoli e Londra, più in la non so, magari negli Stati Uniti…

 Fare rete è determinante per progetti come questo, diventa quindi importante collaborare con altre realtà, per questo i social aiutano tantissimo, tuttavia vanno anche scovate col passaparola, voi siete già in contatto con alcune associazioni e gruppi artistici?

 Certo che si, siamo in contatto con le talentuosissime artigiane di Passione Kreativa, con loro porteremo avanti un discorso di collaborazioni per insegnare tecniche particolari di decorazioni: abbiamo aperto le iscrizioni al Laboratorio sui Fiori Kusudama, una tecnica giapponese di piegatura della carta molto particolare; altri contatti li abbiamo con artisti che operano da soli come ad esempio Antonio delli Carri, giovane scultore con cui stiamo confabulando per un laboratorio futuro e Laura Maggi che insegna al liceo artistico e ha insegnato all’istituto d’arte, con lei abbiamo programmato un laboratorio sulla tecnica della doratura che è appena partito.

importante sensibilizzare alla bellezza e all’arte le giovani generazioni e fondamentale per la comunità, avete in animo di coinvolgere anche le scuole nei vostri progetti?

Ovvio, le scuole sono le prime che contatteremo: il laboratorio ha preso vita a metà, se non quasi a fine anno scolastico, pertanto da settembre partiremo anche lì; educare alla bellezza è importante, se poi iniziassero a rispettarla un po’ di più anche grazie al nostro contributo, sarebbe veramente bellissimo!

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Cosa consiglieresti ai giovanissimi che volessero cominciare percorsi creativi e/o artistici?

Ai giovanissimi consiglierei di impegnarsi e non lasciare andare i loro sogni e le loro passioni: so che è dura ma si può fare, i periodi neri non mancheranno, sembreranno insormontabili ma tutto passa, e lo dico per esperienza!

La passione ti salva!

Qual’è la vostra filosofia, programmare tutto con precisione o lasciarsi anche guidare dal flusso degli eventi?

In realtà è un bel mix: programmiamo gli incontri, Davide i vari articoli, poi però quando ci troviamo nella situazione lasciamo andare le cose come devono andare, al momento tutto bene! Gli eventi ci hanno portato a questo, vediamo cosa accadrà…

Progetti per il futuro?

Beh, vediamo, come ti ho detto in precedenza stiamo pensando ai laboratori con Laura e Antonio, però sono passati dalla bottega artisti interessanti con cui posso studiare delle belle linee di mobili, vedremo come andrà….

Artisti e artigiani pugliesi, se avete interesse a collaborare con questi due grintosi ragazzi, fatevi avanti e proponetevi, le informazioni su RoMa le trovate sulla pagina Facebook:

https://www.facebook.com/CreazioniRoMa/

 

 

 

 

 

 

“La terapia dell’Avversario” di Emiliano Maramonte

Cari amici di Robyan Blog, oggi vi voglio parlare dell’ultimo libro di Emiliano Maramonte “La terapia dell’Avversario”, uscito pochi giorni fa su Amazon: si tratta di un esperimento interessante e insolito per l’autore e per questo, non potevo perdere l’occasione per parlarvene attraverso una bella intervista che ho fatto a Emiliano, prima però di entrare nel vivo dell’argomento, vi racconto un po’ dell’autore:

Emiliano Maramonte nasce a Lucera (FG) il 13 febbraio del 1974 dove vive e lavora come consulente informatico. Dal sempre appassionato di fantascienza dal 1989 in poi si dedica alla narrativa e nel 1996 un suo lavoro breve viene segnalato al Premio “Alien” per racconti di fantascienza.

Nel 2000 esce la sua prima antologia personale: “Ragione e Caos”, pubblicata dalla casa editrice Prospettiva. Nel 2001 pubblica invece il suo secondo libro “I Volti dell’Ignoto” (Edizioni Il Foglio), mentre nell’aprile dello stesso anno  “Isole di paura”, il suo terzo libro.

Nel maggio del 2004 pubblica il suo primo romanzo: “I Bordi Taglienti del Buio” (Edizioni Il Foglio)). Il suo secondo thriller soprannaturale dal titolo “La forma del delirio” a cura di Magnetica Edizioni (Napoli) è del 2006. mentre del 2008 è un’antologia thriller-horror dal titolo “Fratello imperfetto” (Tespi).

A novembre 2009 esce il romanzo “Così muore il fuoco” (0111 Edizioni).

Da allora a od oggi lo trovate in diverse antologie tra cui la serie “365 Racconti…” curata da Delos Books. Il nostro è stato anche finalista alla prima edizione del Premio “Urania Short 2017” a cura della Mondadori. Attualmente sta lavorando ad altri progetti letterari e a due nuovi romanzi.

Avendo letto un paio di suoi racconti, la sinossi de “La terapia dell’Avversario” mi ha molto incuriosita: la trama è davvero inusuale e avvincente, leggete anche voi…

“La terapia dell’avversario”

SINOSSI:
Dopo una violenta aggressione per mano di spietati criminali, Zeno si risveglia senza memoria su una spiaggia deserta rischiarata da un perenne crepuscolo. Alla disperata ricerca di risposte, vagherà in un mondo alieno segnato da morte e distruzione finché non incontrerà Alissia, l’unica persona in grado di aiutarlo a uscire dall’incubo della “terapia” di un misterioso e inafferrabile avversario. Tra inseguimenti, inganni e false verità, Zeno dovrà cercare la strada per giungere a Ultima, la città dove tutto ha avuto inizio e dove tutto finirà, con un incredibile, sconvolgente finale.

Non potevo non indagare e scoprire di più, per questo ho contattato Emiliano che mi ha gentilmente dato la sua disponibilità a rispendere ad alcune domande, ne è venuta fuori una bella intervista, ma lascio a voi giudicare…

1) Da pochissimo su Amazon è uscito il tuo ultimo lavoro: “La terapia dell’avversario”, a chi ti ha chiesto se uscirà anche in formato cartaceo hai risposto che questo più che altro è un esperimento, ce ne vuoi parlare?

Innanzitutto lasciami dire, Roberta, grazie per questa opportunità.
Il tutto nasce da semplice curiosità, diciamo così, editoriale. Ho sentito molto parlare di self publishing, che è un po’ la nuova frontiera dell’editoria resa possibile dall’incessante evoluzione di internet. Tuttavia per diverso tempo ne sono stato alla larga anche sull’onda di un generale senso di diffidenza da parte degli operatori del settore e, soprattutto, degli autori che già hanno adottato questa metodologia di pubblicazione. Eppure in altre nazioni il self publishing ha dato risultati incredibili: tanto per fare un esempio, Andy Weir – autore di “The Martian” (in Italia “L’uomo di Marte”), romanzo bestseller da cui è stato tratto il film di Ridley Scott – ha cominciato così, cioè autopubblicando a puntate il libro sul proprio sito e poi su Amazon. Il passaparola ha fatto il resto. Per questo motivo, avendo nel cassetto un romanzo inedito, mi sono detto: “Perché non provarci?”.

2) Figurati Emiliano per me è un piacere oltre che un onore intervistarti e far conoscere ai lettori del mio blog il tuo lavoro, mi incuriosiace sapere com’è è nata l’idea del soggetto e come nasce in generale la tua ispirazione?

L’idea per questo romanzo è nata nel 2010, dopo aver concluso la visione della stupefacente serie televisiva “Lost”, con la quale il suo creatore J.J. Abrams ha saputo costruire un perfetto meccanismo di mistero, suspense e fantascienza in cui il punto di vista dello spettatore viene continuamente ribaltato da colpi di scena e trame abilmente incastrate fra loro. A quel punto mi è venuto in mente di mettere un personaggio in una situazione totalmente fuori dalla realtà per scoprire come avrebbe reagito, e tutto questo condito da colpi di scena ed eventi che solo alla fine del romanzo acquistano un senso… In poche parole ho voluto provare anch’io a scrivere la mia personale versione di “Lost”. E spero di esserci riuscito, in parte…
Come nasce l’ispirazione? Tale quesito mi viene posto spessissimo e ogni volta… non ho una vera e propria risposta! La verità è che l’ispirazione, o meglio l’idea per una storia, può arrivare in qualsiasi momento: guardando un TG, leggendo un libro o semplicemente vivendo la vita quotidiana… E l’importante è non forzare questo processo, bensì lasciar fare all’istinto affinché produca qualcosa…

3) Oltre che un appassionato di fantascienza so che sei un appassionato di astronomia, ci vuoi raccontare un po’ dal tuo punto di vista, quanto sia importante conoscere l’universo e i suoi segreti?

Citando una nota canzone, noi siamo figli delle stelle: il nostro pianeta, l’acqua degli oceani, le molecole del nostro corpo, gli animali… tutto ciò che è intorno a noi proviene dalle profondità del cosmo. Inoltre l’uomo, in passato, aveva un rapporto strettissimo col cielo, dato che lo stupore generato da quella cupola ricolma di meraviglie lo costringeva a porsi delle domande. Oggi purtroppo non è più così. Il cielo viene cancellato anno dopo anno dalla folle proliferazione di un’illuminazione eccessiva, irrazionale. E questo è un male perché il rapporto col cielo (e quindi con la natura) potrebbe donare all’uomo un po’ di sensibilità in più…

4) Come tutti gli scrittori credo che anche tu abbia i tuoi maestri, i tuoi autori preferiti, quali sono?

Nasco amante della fantascienza. Ho iniziato con Jules Verne per poi percorrere la strada delle letture comuni a tutti gli appassionati: dal grande Asimov a Heinlein passando per i principali autori di sottogeneri come la fantascienza tecnologica (Benford, Brin, Sheffield, Gerrold, Sawyer, Simmons etc etc). In realtà però, da una dozzina d’anni, ho scoperto e amato l’horror e il thriller per cui sto contaminando un po’ i generi, e nel mio ultimo romanzo questo è evidente. Le mie più recenti fonti di ispirazione sono soprattutto Dean Koontz (che ormai considero quasi alla stregua di un maestro letterario), Richard Laymon e, naturalmente, Stephen King.

 

5) Cosa deve avere, secondo te, un libro di fantascienza per avvincere il lettore?

Non è facile rispondere. I fattori sono così tanti che non esiste una “ricetta” universale. Posso dire quello che avvince me. Amo le storie dinamiche, con estrapolazioni futuristiche, traboccanti di tecnologia che facciano riflettere senza però annoiare. Poi non è escluso che un bel romanzo di fantascienza sociologica non possa piacere… E la storia della fantascienza è piena di libri di questo tipo che sono diventati dei veri classici senza tempo e bestseller clamorosi.

6) Chi sono per te i top writer in materia? L’Italia si difende in questo campo della letteratura?

Se parliamo di autori stranieri, e ampliando lo sguardo, i “top writer” sono sicuramente Isaac Asimov, Philip Dick (ricordi Blade Runner?), Dan Simmons, Frank Herbert, per citarne solo alcuni, i quali hanno creato opere immortali. In Italia il discorso cambia un po’, in quanto per decenni la nostra fantascienza ha faticato a elaborare una propria voce originale e indipendente dagli stili d’Oltreoceano. Eppure abbiamo avuto e abbiamo scrittori di grandissimo talento, ricordo solo Lino Aldani, Vittorio Curtoni, Valerio Evangelisti, Vittorio Catani, e tra le donne Roberta Rambelli (la prima scrittrice di FS italiana!), Gilda Musa, Nicoletta Vallorani… Tra gli autori più recenti, grande successo hanno avuto Dario Tonani, Francesco Verso, Luca Masali, Franco Ricciardiello, Piero Schiavo Campo, i quali hanno vinto premi importanti del settore, diventando così punti di riferimento per le nuove leve.

 

7) Dopo questo “esperimento” hai già progetti?

Certo. Sto scrivendo un altro romanzo di genere completamente diverso: un fantasy dantesco con risvolti nella realtà odierna, oltre ovviamente ad alcuni racconti che parteciperanno a vari premi letterari. Inoltre collaboro con un collettivo di autori provenienti da ogni parte d’Italia formato dai finalisti alla prima edizione del Premio Urania Short 2017 (Mondadori), di cui ho avuto l’onore di far parte.

8) Cosa consiglieresti a un giovane che volesse intraprendere la carriera di scrittore di libri di fantascienza?

Gli consigliere di lasciar perdere o di scrivere storie di “sfumature”… Scherzo, dai! In realtà, il primo consiglio che do è di leggere tanto, ma tanto tanto! La lettura è il primo, irrinunciabile passo per costruirsi una cultura in materia e, soprattutto, per apprendere tecniche di scrittori già affermati. Il secondo è leggere qualche manuale di scrittura creativa, che aiuta a incanalare il talento (se c’è…). Il terzo è scrivere scrivere scrivere! Più lo si fa più si comprendono i propri limiti e i propri meriti, nel contempo componendo quella “cassetta degli attrezzi” di cui parla Stephen King nel suo libro “On writing”. Il resto lo fa la passione. Senza quella, è meglio darsi alla filatelia…

 

 

Giunto di Cardano, Kadima e MoArt: musica e comunicazione

Bentrovati amici di Robyan Blog, dopo una lunga pausa, riprendo la mia opera di promozione di realtà creative emergenti e di cultura in generale.

 

Il 22 dicembre 2017 è uscito il terzo singolo tratto dall’omonimo album d’esordio del Giunto di Cardano dal titolo “Kadima”, loro sono una band davvero interessante che ho avuto il piacere di vedere ed ascoltare dal vivo circa due o tre anni fa al Festival Rock di “Torstock” a Torremaggiore in provincia di Foggia.

Il video di “Kadima” molto bello e accattivante dalle luci alla scenografia al montaggio, mi ha colpita particolarmente, tanto da voler conoscere gli autori del progetto.

Angelo Checcia e Francesco Nuzzi il duo di “MoArt Creative Studio”

Il video è stato prodotto in collaborazione con “Moart Creative Studio”, un gruppo di giovani talentuosi a cui ho posto alcune domande e  le cui risposte ho raccolto in questa piccola intervista che riporto fedelmente:

 

Come nasce MOART?

MoArt nasce da un incontro di personalità poliedriche la cui formazione artistica e scientifica, consente di accogliere sempre nuove sfide e sostenere progetti innovativi dall’idea alla realizzazione.

Angelo Checchia, nato a Foggia, si diploma all’istituto d’arte in Decorazione, successivamente consegue la laurea triennale e specialistica in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia e il master in Light Designer presso il Politecnico di Milano, città nella quale lavora per diversi anni. Oggi oltre a lavorare per lo studio creativo MoArt insegna nei licei artistici.

Francesco Nuzzi, nato a Foggia, si diploma all’istituto tecnico industriale con specializzazione informatica e consegue la laurea in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia.

Insieme, nel 2017, formano il gruppo MoArt, le cui competenze spaziano fra i diversi ambiti dell’arte e del design, del marketing e della comunicazione, del web design e del social media marketing.

alcuni momenti del backstage di “Kadima” il video del terzo singolo dell’omonimo album del Giunto di Cardano, courtesy MoArt Creative Studio

 

Cosa vuol dire per voi comunicazione?

 Comunicare significa esprimere nella maniera più chiara e trasparente ciò che vogliamo trasmettere. Spesso cerchiamo di dire qualcosa ma non usiamo significanti effettivamente allineati al significato. Il nostro è un approccio non condizionato che considera più punti di vista, anche quelli meno usuali; grazie alla nostra formazione puntiamo alle diverse sfaccettature o almeno ci proviamo…

 

 

Quali sono gli obiettivi che vi siete dati per il vostro progetto?

 Due sono gli obiettivi fondamentali: continuare a crescere ed essere sempre pronti a raccogliere nuove sfide.

Ci piace affrontare iniziative sempre diverse e coinvolgenti alle quali veniamo in contatto, dalla scenografia alla video arte, dalla divulgazione scientifica alla creazione di laboratori, dall’editoria alla pianificazione della comunicazione, dall’arte tradizionale al design e la fotografia.

 

Siete versatili ed eclettici, spaziate con disinvoltura da un progetto all’altro:  com’è nata la collaborazione col gruppo musicale Giunto di Cardano?

 Abbiamo conosciuto il gruppo del Giunto di Cardano in concomitanza con l’esordio del loro primo album “Kadima”. Siamo tutti ragazzi che provengono dalle stesse realtà e dallo stesso territorio. Lavorare con dei giovani talenti affiancandoli nel loro percorso è senza dubbio una nostra prerogativa. Sappiamo quanto sia importante la cura dell’immagine in un epoca scandita dai ritmi esponenziali dell’innovazione tecnologica, ci vuole attenzione e professionalità, poiché in parte può decretare il giudizio positivo o negativo del pubblico.

 

Da cosa è come è nata l’idea del video? (genesi e ispirazione)

 La produzione del videoclip del terzo singolo “Kadima”, estratto dall’ omonimo disco, è stata una piacevole conseguenza scaturita dalla buona riuscita del lavoro svolto in precedenza assieme al gruppo.

Abbiamo ascoltato il brano e abbiamo cercato di comunicare ciò che la musica non riusciva a definire con chiarezza, trovando un efficace compromesso tra i due linguaggi. L’immagine e la musica sottolineano l’uno i contenuti dell’altro.

Kadìma parla di un incontro con qualcosa di speciale e di molto intimo che abbiamo rappresentato con un’immagine, un archetipo di donna vicina e passionale che al contempo può apparire anche algida e distante. Quindi abbiamo deciso di associare la potenza del colore e del contrasto per eccellenza rosso/blu ad una forma definita (la silhouette) che incanala quell’energia dandogli un senso.

 

Cosa consigliereste ai giovani come voi che volessero intraprendere un percorso simile?

 Consiglieremmo ai giovani di abbattere le frontiere di una competizione fine a se stessa e di promuovere la collaborazione, il fare rete valorizzando le proprie competenze e il proprio lavoro, ma soprattutto credere in se stessi.

 

Progetti futuri?

Oltre alle relazioni e i lavori già avviati che continueremo a curare, qualcosa bolle in pentola, ma siamo scaramantici e ci piacerebbe riparlarne, magari ad ottobre per potervi raccontare qualche bella novità.

Roberta Fiano

https://www.facebook.com/moart.creative/

www.moart.it

Scrittura e regia: Angelo Checchia e Francesco Nuzzi Direttore della fotografia: Angelo Checchia Post produzione: Angelo Checchia e Francesco Nuzzi Scenografia: Angelo Checchia e Francesco Nuzzi Lightning designer: Angelo Checchia Costumi: Francesco Nuzzi e Jazmin Akashiya Riprese: Francesco Nuzzi Fotografo di scena: Angelo Checchia

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SOUL NOIR FESTIVAL OF THE DARK ARTS (testo in italiano)

Oggi vi voglio parlare di una bella iniziativa nata quest’anno a Dublino per opera di due giovani artisti: Sinaed Keogh e Jack Rubbit:

Soul Noir Festival of the Dark Arts, il Festival delle “Arti Oscure” è una kermesse di tre giorni che ambisce a diventare un appuntamento fisso ogni anno dal 31 ottobre al 2 novembre.

Festival of the Dark Arts

Prima però di entrare nel vivo del Festival (a cui ho avuto l’onore di partecipare come artista digitale), approfondiamo l’argomento “dark arts”: verso la fine degli anni ’70 nasce dal Punk una subcultura giovanile definita “Dark wave” “Onda oscura”.

La Dark wave ha come caratteristica peculiare la celebrazione del mondo delle tenebre, delle atmosfere gotiche, la malinconia e lo spleen tipico del Decadentismo.

Questa subcultura giovanile, investe ogni forma d’espressione artistica dalla musica, all’arte visiva, alla letteratura, il teatro, il  cinema e la moda.

La Dark wave ha il suo culmine durante tutti gli anni ’80 e ’90 poi subisce un lento declino pur restando ancora molto attiva nell’underground.

Cos’è il Soul Noir Festival of the Dark Arts:

Festival emergente fondato nel 2017 a Dublino, in Irlanda. ha come obiettivo quello di promuovere artisti visivi, scultori, pittori, illustratori, musicisti, artisti del suono, danzatori e chiunque abbia una sensibilità e uno stile gotico, un senso del macabro e a cui interessi tutto ciò che circonda “L’altro” nella società.

Offrire dunque al pubblico una visione rara e unica dell’underground della cultura gotica, da sempre trascurato dal mainstream.

Il nostro obiettivo – dicono Sinead e Jack, i fondatori – è promuovere questi artisti il ​​cui lavoro può avere una piattaforma comune sia per i ribelli che per i sognatori alternativi.

Il festival è costruito sulla premessa di mostrare elevati standard di lavoro ed è un’organizzazione no-profit.

Ci basiamo su valori di equità e uguaglianza nelle arti e incoraggiamo le persone di tutti i ceti sociali a partecipare: non è necessario un diploma d’arte o qualsiasi esperienza espositiva precedente per far parte del festival.

 

Principio fondante del festival:
* Siamo aperti a tutti e tutto è gratuito.

Susan Mc William, foto di De Es

Il programma della prima edizione:

 In una suggestiva location in tema col festival: una bella residenza gotica nel centro di Dublino che risale al 1768, Soul Noir Festival of the Dark Arts ha avuto luogo dal 31 ottobre (la notte di Halloween) al 2 novembre: una kermesse che ha incluso una mostra d’arte visiva a tema e numerosi eventi live di musica, readings, art performances e danza, vi cito alcune delle più interessanti:

Rici Ni Chleirigh ha eseguito la sua nuova opera di performance art dal titolo Penelope nella notte di Halloween.
La performance di Ricí Ní Chléirigh esplora la difficile situazione di Penelope, una donna che si sentiva costretta dalle circostanze a trascorrere le sue notti a disfare ciò che di giorno realizzava.

Nell’Odissea di Omero Penelope è considerata una donna saggia, nonostante l’apparente follia del suo comportamento, perché rimane fedele a suo marito durante i suoi 20 anni di assenza.

Isabella Oberlander ha eseguito un’installazione di movimento / danza

dal  titolo: The End
“Questa è la fine, bella amica, la fine di tutto ciò che smette di essere”.     Impegnandosi con diversi stati di decomposizione della materia, questa installazione performativa si focalizza su “i finali”.

Isabella Oberlander foto di James Brady

Kevin Nolan ha suonato con il chitarrista Mark Ellison i pezzi del suo primo album Fredrick And The Golden Dawn nella notte di Halloween. Il suo LP è stato anche suonato in una stazione di ascolto discografica insieme al techno – artist Core Minimal.

Kevin è un polistrumentista che di solito suona da solo tutti gli strumenti e tutte le parti vocali delle sue canzoni. Lo stile di Nolan è un brulicante calderone in cui immerge letteratura, teatro goticheggiante, condito da un’infarinatura di burlesque infernale.

Si sono esibiti inoltre alcuni dei più grandi nomi del panorama artistico irlandese tra cui Susan MacWilliam, Pauline Cummins e Breda Lynch in mostra insieme a studenti che sono ancora all’art college.

James Sheridan foto di De Es

Gli artisti:

Ann Ensor, Aileen Wallace, Austin Hearne, Boz Mugabe, Breda Lynch,

Chloe Brenan, Ciana Fitzgerald,  Core Minimal, Costanza Mansueti

Damien O’Reilly, Eileen Coll, Esther Raquel Minsky, Dekonstrukcione,

Dorota Borowa, Isabella Oberlander, James Sheridan, Jaime Lalor

Jessica Kelly, Jonathan Mc Nicholas, Jules Michael, Katie O’Neill,

Kevin Nolan, Laura Spark, LC Butterly, Lee Boyd, Lorraine Cross, Maija Soifa Marianna Mooney, Michelle Ryan, Mike Amern

Mirjam Schiller / Wildeharth, Niamh Coffey, Pat Byrne, Pauline Cummins Rebecca Deegan, Richi Ni Chleirigh, Roberta Fiano, Robert P. Ryan

Saidhbhin Gibson,Sean Fitzgerald, Shota Kotake, Susan Mc William

 

Una mostra internazionale composta da artisti di inizio carriera o già affermati insieme ad artisti emergenti e alcuni alla prima esperienza.

I danzatori si sono esibiti con le musiche dei sound artists e Il festival è stato anche un  concorso a premi, quattro erano le categorie:
Premio Dark Heart
(Per l’artista la cui opera rispecchia maggiormente il tema del festival)

Miglior artista emergente
Migliore performance

Miglior gradimento di pubblico (annunciato l’ultimo giorno del festival)

Per realizzare questo evento i fondatori hanno messo in atto una raccolta fondi on line e grazie alla generosità dei donatori, hanno potuto creare questo momento di cultura e aggregazione dando la possibilità a ciascun artista di poter partecipare gratuitamente.

L’importanza della rete è stata fondamentale: la tecnologia avanzata sarà probabilmente lo strumento più efficace per emancipare l’undergroound e contrastare le rigide regole dei mercati chiusi del mainstream.

Roberta Fiano